In una recente chat con il servizio clienti del colosso dell’e-commerce, Amazon, abbiamo inavvertitamente avuto una notizia che online non è ancora nota. Vediamo insieme di cosa si tratta.

Recentemente, a partire da Aprile per l’esattezza, una nuova direttiva ICAO (International Civil Aviation Organization, ovvero Organizzazione internazionale dell’aviazione civile) con effetto su tutti gli stati membri delle Nazioni Unite, inibiva di fatto, con effetto immediato, l’acquisto di articoli giudicati pericolosi per l’ambiente. Alcuni articoli, infatti, come ad esempio i caricabatterie portatili, risultavano di fatto non più acquistabili sulle isole in tutta Europa.

Su Amazon la motivazione non era specificata, tuttavia una dicitura criptica illustrava le limitazioni a cui il colosso era soggetto. La scritta recita(va): “Non possiamo spedire nelle isole ed in alcuni comuni costieri alcuni articoli che contengono sostanze infiammabili, pressurizzate, ossidanti, corrosive, pericolose per l’ambiente, irritanti o dannose. Restrizioni simili potrebbero essere applicate anche da venditori Marketplace. Eventuali restrizioni alla spedizione saranno visualizzate durante il processo d’acquisto.”

Le località soggette a tale “embargo” erano le seguenti:

  • Sardegna
  • Sicilia
  • Venezia
  • Ponza
  • Capraia
  • Isola d’Elba
  • Isola del Giglio
  • Monte Argentario
  • Isole Tremiti
  • Bacoli
  • Capri
  • Ischia
  • Procida

Ad essere onesti, non solo Amazon era soggetta a tale limitazione. Altri colossi dell’e-Commerce, come ad esempio eBay, avevano avuto la stessa sorte, con un impatto delle vendite verso queste località a dir poco disastroso.

A quanto pare, tuttavia, non è più così. Un operatore di Amazon.it, infatti, ci ha confermato che il catalogo del colosso è in fase di ripristino e che, a breve, poco a poco tutti gli articoli che non erano più acquistabili dopo la pubblicazione della direttiva ICAO torneranno disponibili, a seguito di una ristrutturazione interna volta a garantire la sicurezza delle merci consegnate verso le località sopra menzionate. La restrizione, infatti, riguardava solo gli articoli che venivano consegnate per via aerea e solo verso località in cui era presente un aeroporto per il trasporto merci (anche se, in realtà, si è scoperto che non tutte le località soggette al blocco ricevevano necessariamente le merci per via aerea).

L’operatore, rispondendo ad una nostra domanda, ci ha confermato quanto segue:

Amazon

Un epilogo decisamente positivo per quella che sembrava, direttamente o indirettamente, una normativa discriminatoria per tutti gli utenti che desideravano effettuare i propri acquisti dalle isole italiane (e non). Adesso, rimane solo da capire per quale motivo il catalogo di Amazon.it sembra essersi ridotto all’osso negli ultimi tempi, senza che la compagnia fornisca alcuna spiegazione in merito. Qualora dovessero esserci novità, comunque, continueremo a parlarne qui su Tech Scene.