Ci siamo di recente occupati della decisione di Whatsapp di un cambio di rotta radicale sul costo del servizio, che è da poco diventato gratuito. Tutto bene, no?

Non esattamente. A fronte di un rinnovato interesse popolare verso la piattaforma di messaggistica istantanea mobile più utilizzata al mondo, adesso totalmente gratuita, si è delineata una controversia che ha fatto molto parlare di sè.

Se, infatti, da un lato il servizio è diventato gratuito, cosa che ha reso felice l’utenza più affezionata, dall’altra parte c’è stato un clamore mondiale nell’apprendere che Whatsapp, colosso nel suo settore di appartenenza, ha deciso che i propri utenti che avevano effettuato il regolare acquisto di un abbonamento, non rivedranno indietro il proprio denaro.

La multinazionale, di recente passata sotto il controllo di Facebook, risponde così ad una nostra mail, in cui chiedevamo spiegazioni ed un eventuale rimborso:

##- WhatsApp Support -##

Hi,

Thanks for your message.

WhatsApp does not provide refunds for subscription fees that have already been paid. We appreciate the users who have been with WhatsApp over the years and have allowed us to build the product that it is today. Going forward, we are glad to offer a service for which we do not charge you subscription fees. Thank you for your feedback and loyalty.

If you have any other questions or concerns, please feel free to contact us. We would be happy to help!

WhatsApp Support Team

Interested in translating for us? Please visit our website: http://translate.whatsapp.com

Take a look at our FAQ: http://www.whatsapp.com/faq

Ovviamente la notizia non è una novità per chi ha seguito la scena. Dal canto nostro, avevamo lasciato il beneficio del dubbio ed avevamo, inoltre, lasciato passare qualche mese nell’attesa di un riscontro serio da parte di Whatsapp, nella speranza che qualcosa cambiasse.

Chi, infatti, ha acquistato il servizio di recente, magari sottoscrivendo un abbonamento pluriennale, pagando quindi per 5 anni, si è ritrovato di fronte ad una licenza gratuita a vita del servizio, nella stessa e identica maniera di chi aveva acquistato il servizio per un solo anno o di chi aveva scaricato l’applicazione solo per usufruire del primo anno di prova gratuito che Whatsapp era solito garantire ai propri nuovi clienti.

In questi mesi nulla è cambiato.

Dal momento che, in tutto il mondo, milioni di persone si sono ritrovate a dover pagare un servizio magari per 5 anni, vedendosi poi concedere un servizio gratuito a poche settimane dal pagamento, con l’azienda che ha in progetto di consegnare sui telefoni di tutto il mondo pubblicità (opzionali) che comunque nessuno ha mai richiesto, la controversia ha continuato ad autoalimentarsi nel tempo. Tutto ciò, infatti, è accaduto senza alcun preavviso da parte di Whatsapp ai propri utenti riguardo la propria intenzione di rendere il servizio totalmente gratuito. Una TRUFFA in piena regola. Una truffa che ha coinvolto milioni di utenti e che ha fruttato a Whatsapp introiti non di poco conto. Una truffa di una multinazionale a danno dei propri clienti in cui l’azienda ha abusato della propria posizione di superiorità senza rendere conto agli utenti dei loro diritti.

Tech Scene ha quindi deciso di prendere di petto la situazione tentando di avviare una petizione online.

Qualora la petizione non dovesse sortire l’effetto desiderato, è possibile che in futuro venga intentata una class action contro il colosso Whatsapp, nel caso ce ne fossero gli estremi.

Prima di allora, comunque, vi invitiamo a segnalare l’applicazione sugli store in tutte le piattaforme in cui essa è disponibile, dettagliando chiaramente il rifiuto da parte della società di risarcire i propri utenti, i quali hanno regolarmente pagato un abbonamento, magari pluriennale, per il restante periodo in cui l’abbonamento stesso è stato sottoscritto e pagato. Periodo durante il quale il servizio, in realtà, è diventato gratuito.